Compensi CTU, il TAR Lazio impone ai Ministeri di provvedere entro 120 giorni
Una pronuncia importante per i professionisti impegnati come ausiliari del magistrato e per una battaglia che l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma porta avanti da anni. Il TAR Lazio impone a Ministero della Giustizia e MEF di uscire dall’inerzia e fissa tempi precisi per intervenire.
La sentenza n. 14327 del 19 agosto 2026 del TAR Lazio segna un passaggio di grande rilievo nella lunga vicenda dell’adeguamento dei compensi spettanti ai Consulenti Tecnici d’Ufficio e, più in generale, agli ausiliari del magistrato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso promosso dall’Ing. Enrico Serpi già Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova contro il silenzio del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’istanza presentata il 4 marzo 2025 ai sensi dell’art. 54 del D.P.R. 115/2002.
Cosa stabilisce la sentenza
Il TAR ha stabilito che Ministero della Giustizia e MEF, di concerto tra loro, dovranno entro 120 giorni rispondere all’istanza, previa acquisizione delle necessarie informazioni e certificazioni di calcolo elaborate dall’ISTAT, oppure provvedere all’adeguamento dei compensi in relazione alla variazione dell’indice FOI registrata tra agosto 1999 e agosto 2023.
L’istanza presentata dall’Ordine di Genova quantifica tale variazione nel 60,1%. La sentenza non determina direttamente questa percentuale di incremento, ma sancisce un principio fondamentale: le Amministrazioni non possono continuare a rimanere inerti rispetto a un adeguamento periodico previsto dalla legge.
Il TAR ribadisce infatti che l’art. 54 del Testo unico sulle spese di giustizia impone all’Amministrazione di effettuare periodicamente l’aggiornamento dei parametri remunerativi.
La pronuncia stabilisce inoltre tempi e strumenti precisi. Qualora, trascorsi i 120 giorni, l’inerzia dovesse permanere, il TAR ha già nominato quale commissario ad acta il Direttore della Direzione centrale affari giuridici e legali dell’ISTAT, che avrà ulteriori 90 giorni per provvedere.
Non soltanto, dunque, viene riconosciuto l’obbligo di provvedere: viene anche definito un percorso per superare un’eventuale ulteriore inerzia delle Amministrazioni.
Una battaglia che viene da lontano
La decisione del TAR si inserisce in un percorso che l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma ha intrapreso da anni, prima dell’iniziativa giudiziaria promossa dall’Ing. Serpi.
Una battaglia avviata e sostenuta con particolare determinazione dall’Ing. Carla Cappiello durante la sua Presidenza dell’Ordine di Roma e successivamente proseguita a livello nazionale nel suo ruolo di Vice Presidente Vicario del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
Un impegno costante per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di restituire valore e dignità economica all’attività dei professionisti chiamati a mettere le proprie competenze al servizio della giustizia.
Il precedente della Corte costituzionale
La pronuncia del TAR si inserisce in un percorso sul quale era già intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza n. 16/2025.
La Consulta, intervenendo sul sistema degli onorari a tempo, ha dichiarato costituzionalmente illegittima la previsione di un compenso inferiore per le vacazioni successive alla prima, rilevando la sproporzione determinata da importi già scarsamente remunerativi in un quadro segnato dalla mancata applicazione dell’adeguamento periodico.
La questione non è, dunque, esclusivamente economica.
Compensi non adeguati rischiano di incidere sull’attrattività degli incarichi e sulla possibilità di assicurare al sistema giudiziario l’apporto delle professionalità più qualificate e specializzate.
Riconoscere il giusto valore al lavoro dei CTU e degli altri ausiliari significa quindi tutelare i professionisti, ma anche contribuire alla qualità del supporto tecnico offerto alla giustizia.
Adeguamento e riforma non sono la stessa cosa
Occorre distinguere due piani, differenti ma complementari.
Il primo riguarda l’adeguamento periodico previsto dall’art. 54 del D.P.R. 115/2002, finalizzato a preservare il valore dei compensi rispetto all’inflazione e alle variazioni del costo della vita.
Il secondo riguarda la revisione strutturale delle tabelle e dei criteri di determinazione dei compensi prevista dall’art. 50, necessaria per adeguare il sistema alla realtà e alla complessità delle prestazioni professionali di oggi.
Sul fronte della revisione complessiva, nel dicembre 2023 il Ministero della Giustizia ha istituito una Commissione con l’obiettivo di arrivare a un’equa rideterminazione delle tabelle degli onorari fissi, variabili e a tempo degli ausiliari del magistrato.
Il termine inizialmente indicato per la conclusione dei lavori era il 30 maggio 2024, ma la revisione complessiva delle tabelle non è ancora stata emanata.
Su questo percorso il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha assicurato il proprio supporto tecnico e istituzionale, anche attraverso il lavoro sull’ingegneria forense e il raccordo con gli Ordini territoriali.
I prossimi mesi
La sentenza apre ora una fase decisiva.
Nei 120 giorni indicati dal TAR, Ministero della Giustizia e MEF saranno chiamati a dare seguito all’obbligo di provvedere sull’adeguamento. Parallelamente dovrà proseguire il lavoro per arrivare alla revisione complessiva delle tabelle e dei criteri di determinazione dei compensi.
Adeguare significa recuperare il valore perduto in oltre vent’anni. Riformare significa riconoscere il valore del lavoro professionale di oggi.
Sono due obiettivi diversi, ma entrambi necessari.
L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma continuerà a sostenere con convinzione questo percorso.
Perché riconoscere compensi adeguati ai professionisti non significa soltanto tutelare la categoria: significa garantire competenza, qualità e responsabilità nell’attività tecnica posta al servizio della giustizia.